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domenica 10 aprile 2016

Un'interessante ricetta per raggiungere la serenità

Molto spesso si è portati a pensare che essere felici sia un obiettivo fin troppo ambizioso e che l'importante sia essere almeno sereni e tranquilli. Ma in cosa consiste davvero la serenità e come si raggiunge?
La grande miniera di informazioni online nota come "Wikipedia" afferma che la serenità è "il termine con cui si descrive la condizione emotiva individuale caratterizzata, a livello interiore ed esteriore, da tranquillità e calma non solo apparente, ma talmente profonda da non essere soggetta, nell'immediato, a trasformazioni di umore, ad eccitazioni o perturbazioni tali da modificare significativamente questo stato di pace. La serenità è una componente rilevante nel costituire il benessere emotivo dell'uomo".
Dunque, la profonda tranquillità esteriore ed interiore dovrebbe essere la caratteristica essenziale della serenità, che, a sua volta, almeno secondo alcune teorie filosofiche, dovrebbe essere condizione necessaria e sufficiente per il raggiungimento della felicità, ovvero la situazione di chi ha soddisfatto i propri desideri e raggiunto i propri obiettivi.


I filosofi antichi parlano spesso di serenità nelle loro teorie, individuando il modo con cui tale situazione di benessere può essere raggiunta (a volte facendola coincidere con la felicità): eliminare negli uomini il timore verso gli dei e soddisfare i propri desideri (Epicuro), accettare con la serenità di uomo saggio la sorte che il destino assegna (Socrate), considerare la serenità come un modo di affrontare le cose della vita da parte di colui che possiede saggezza e trascorre un'esistenza dedita alla contemplazione (Platone e Aristotele), raggiungere il completo distacco dalle preoccupazioni terrene (Seneca).
Come ho detto in un mio precedente post dedicato alla Giornata della Felicità, le teorie dei filosofi antichi sono, appunto, teorie. Il distacco dalle preoccupazioni terrene sarebbe davvero un grande obiettivo da raggiungere, ma "farsi scivolare addosso" gli eventi negativi non è certo così semplice per noi poveri essere umani!!!!


Sicuramente, non esiste un modello scientifico che ci garantisca il raggiungimento della serenità, ma un interessante articolo comparso sull'Huffington Post qualche tempo fa ha elencato le 22 abitudini che possono rendere la vita quotidiana un po' più serena. Alcuni suggerimenti sono estremamente interessanti (per chi vuole leggere l'articolo completo, può trovare il link nel mio profilo Google+ accedendovi dal Blog):
  • metti te stesso al primo posto davanti alla tua vita lavorativa;
  • impara a trasformare le tue attività domestiche in pratiche di natura terapeutica;
  • sostituisci la tua dose quotidiana di tè/caffè con dell'acqua calda con miele e limone;
  • rifletti sulle cose di cui tendi a fruire in maniera inconsapevole;
  • chiediti quale genere di vita ti piacerebbe vivere;
  • trova la tua massima gioia nella semplicità della vita quotidiana;
  • smettila di provare a fare il poliziotto di te stesso.
Qualche altro spunto è, invece, un po' meno condivisibile, come "pagare sempre in contanti": sinceramente non credo che la serenità si raggiunga non utilizzando il Bancomat, anzi francamente mi sento molto più sereno ad andare in giro con pochi contanti.
Sicuramente, il suggerimento che mi ha colpito maggiormente e che vorrei approfondire in questo post è il seguente: "Smettila di rapportarti a quelle persone che non esercitano un'influenza positiva nella tua vita, e non sentirti tenuto a scusartene. Se poi loro vorranno chiamarti maleducato o scortese, lasciali pure fare. Tu non hai alcun obbligo di mettere gli altri a loro agio a scapito della tua stessa sanità mentale".
Credo che da ora in poi questo diventerà il mio mantra preferito!
Spesso negli ultimi tempi mi sono ritrovato a riflettere sulle persone in cui generalmente mi imbatto. Ci sono quei soggetti positivi, che mi fanno stare bene, anche se non stanno lì a darmi sempre ragione, ma formulano critiche positive che mi aiutano a crescere interiormente e a migliorarmi. Sono quelle persone – purtroppo sempre troppo poche - con le quali è piacevole chiacchierare, con la certezza che non mi giudicheranno mai sulla base dei soliti stereotipi e pregiudizi: non importa da quanto tempo ci si conosce, perché l'impressione è quella di essere amici da una vita.
Poi c'è tutta la schiera di personaggi che emanano negatività anche a chilometri di distanza. Non sono soltanto quei soggetti che amano dire cose sgradevoli con il gusto di ferire gli altri, sempre lividi di rabbia, ricolmi di invidia, che si comportano come se la vita fosse stata troppo ingiusta nei loro confronti, sentendosi in dovere di sfogare le proprie frustrazioni sugli altri. Questi individui, tutto sommato, sono facili da individuare a prima vista, sai cosa aspettarti da loro, per cui si possono quasi sempre adottare gli accorgimenti necessari per evitarli.
Accanto a questi loschi figuri, ci sono poi quei soggetti che sembrano nati per sorridere e per diffondere felicità nel genere umano. All'apparenza ti convinci che siano belle persone, ma poi ti accorgi che la loro unica qualità sono le belle parole. In realtà, sono ancor più negativi degli individui di cui parlavo prima, perché molto spesso sono viscidi: sgusciano con i loro ampi sorrisi nella tua vita, si muovono nell'ombra e cercano di raggiungere i loro obiettivi a tuo discapito. Quando ti rendi conto di come sono realmente, cerchi di evitarli, anche se ormai ti sembra troppo tardi: te li ritrovi davanti continuamente, mentre a forza di sorridere corrono il rischio di smontarsi la mandibola e cercano il modo migliore per irretirti.
Ovviamente, ho individuato le due principali categorie di soggetti negativi in cui mi sono imbattuto, ma le tipologie potrebbero essere tante con diverse sfumature. L'obiettivo, invece, deve essere unico: cercare di smetterla di rapportarsi a loro senza mai sentirsi in colpa! La serenità potrebbe essere ad un passo e la vita è troppo breve per lasciarsela sfuggire.

domenica 20 marzo 2016

Chissà dove sta la felicità

Ho appena scoperto che oggi, 20 marzo, si è celebrata la Giornata internazionale della Felicità. Tale celebrazione è stata istituita dall'ONU nel 2012 (si tratta, quindi, di una "festa" abbastanza recente) tramite una risoluzione in cui l'Assemblea generale ha invitato "tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica".
Mi incuriosisce molto l'idea di celebrare la Giornata della Felicità tramite attività educative che accrescano la "consapevolezza pubblica"... il problema è che non mi è chiaro di cosa bisognerebbe acquisire consapevolezza.
Qualche giornalista ha sintetizzato la risoluzione ONU in questi termini: "tutti gli esseri umani del pianeta hanno diritto a essere felici". Quindi, bisognerebbe imparare ad acquisire consapevolezza di questo diritto e cercare di essere felici giorno dopo giorno. Ovviamente, è molto facile a dirsi, ma nella pratica qualche piccolo ostacolo si presenta quasi quotidianamente, tra beghe lavorative, incidenti e contrattempi che tolgono la serenità e a volte anche il sonno.
Forse bisognerebbe imparare dai filosofi: da Platone agli stoici, il saggio viene descritto come colui che, di fronte alle vicende della vita, rimane imperturbabile perché agisce secondo verità e giustizia ed è in grado di raggiungere quella dimensione che lo pone al riparo dagli accidenti, quella che si può considerare la vera felicità. Da questa figura deriva il detto "prenderla con filosofia", usato, tuttavia, spesso in maniera ironica, considerato che questa figura del saggio stoico e imperturbabile appare quasi una caricatura.
Dopo qualche secolo è arrivato anche Jeremy Bentham che nelle sue opere parla spesso di felicità al centro della morale e della politica: secondo Bentham, bisogna creare tutta la felicità che si è in grado di creare, eliminare tutta la felicità che si è in grado di eliminare, aggiungere qualcosa ai piaceri altrui, diminuire qualcosa delle loro sofferenze perché "per ogni granello di gioia che seminerai nel petto di un altro, tu troverai un raccolto nel tuo petto". Un forte invito alla generosità che, forse, oggi qualcuno farebbe bene ad ascoltare anche solo in minima parte.
Tuttavia, quanto siamo davvero felici nel nostro Bel Paese?
L'ONU, puntualissimo, ha presentato pochi giorni fa il suo Rapporto mondiale sulla Felicità 2016 che classifica 156 paesi in base al loro livello di felicità. Nella presentazione si legge che la diffusa attenzione verso tale Rapporto testimonierebbe il "crescente interesse a livello globale ad utilizzare la felicità ed il benessere soggettivo come indicatori primari della qualità dello sviluppo umano". Sicuramente, vi è l'intenzione, già da molto tempo, di accantonare l'ormai superato Prodotto Interno Lordo.
Lo studio ha analizzato la situazione dei 156 paesi considerati utilizzando sei variabili: prodotto interno lordo (PIL) pro capite, servizi sociali, aspettativa di vita sana, libertà sociale, generosità e corruzione percepita. Il punteggio totale di ciascuna nazione è stato confrontato con quello di Dystopia, l'ipotetica nazione che annovera tutti gli scenari peggiori. Al primo posto si è posizionata la Danimarca, seguita da Svizzera, Islanda, Norvegia, Finlandia, Canada, Olanda, Nuova Zelanda, Australia e Svezia, ovvero le stesse nazioni più felici nel Rapporto dello scorso anno. L'Italia è 50esima, come nel 2015, ma è tra i 10 paesi con il peggior calo della felicità percepita nel periodo considerato. Poi, vi sono i Paesi che si trovano in una situazione peggiore: il Burundi, sull'orlo della guerra civile, preceduto da Siria, Togo, Afghanistan, Benin, Ruanda, Guinea e Liberia.
Come mai l'Italia è così poco felice? Nel rapporto è stata posta molta attenzione all'iniqua distribuzione del benessere all'interno di un Paese e sicuramente la situazione italiana, con le sue numerose caste privilegiate, non favorisce molto la scalata della classifica. Se poi aggiungiamo che uno dei parametri utilizzati è il grado di corruzione percepita, il risultato, alla luce degli ultimi eventi (mafia capitale in primis), non può stupire affatto.
Chiuderei con una bella vignetta di Charlie Brown e la sua saggia amica Patty che forse ci indica davvero cosa sia la felicità!