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sabato 13 gennaio 2018

Itinerari – Travolgenti musiche di inizio anno

Il Capodanno, come da tradizione, si contraddistingue per il concerto viennese con musiche della famiglia Strauss, trasmesso dalle emittenti di almeno quaranta paesi. Ma devo ammettere che anche la mia Potenza in ambito musicale riesce a non sfigurare.
Il primo dell'anno, come di consueto (siamo giunti alla trentunesima edizione), l’Ateneo Musica Basilicata ha organizzato, presso l’Auditorium del Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza, il Gran Concerto di Capodanno da cui prende avvio la Stagione concertistica 2018.
Le musiche sono state eseguite quest'anno dalla Lugansk Philarmonic Orchestra, diretta dal Maestro Yastskiv Nazarii. L’Orchestra nacque nell’estate del 1945 nella città di Lugansk, definita la porta orientale dell’Ucraina e con buone tradizioni culturali. La creazione di un'orchestra sinfonica fu dettata dalla volontà di conservazione e sviluppo dell'arte musicale classica.
L'Orchestra tenne il suo primo concerto a novembre del 1945 sotto la direzione del direttore S. Ratner e in breve ha raggiunto il successo collaborando con importanti musicisti del nostro tempo, che poi hanno preso parte a vari concerti.
Numerosi e di alto livello i brani in scaletta: dalle travolgenti musiche di Strauss (Kaiservalzer, Voci di Primavera, Il pipistrello, Sangue Viennese) all’eleganza di Tchaikovsky con lo Schiaccianoci e il Lago dei Cigni, passando da Bizet, Brahms, Verdi, per concludere con l’inconfondibile e irresistibile Can Can di Offenbach. Ovviamente non poteva mancare il bis con la Marcia di Radetzky che immancabilmente suscita l'entusiasmo della platea. È stato, dunque, un ottimo avvio per il nuovo anno.


Di seguito riporto i video tratti da Youtube delle opere eseguite con alcune notizie.

1) G. Bizet – Suite Carmen

Opéra-comique in quattro atti, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. È tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), ma con modifiche salienti tra cui l'introduzione dei personaggi di Escamillo e Micaela, e il carattere di Don José, che nel romanzo viene descritto come un bandito rozzo e brutale. Bizet stesso collaborò al libretto, scrivendo anche le parole della celebre habanera L'amour est un oiseau rebelle.
La sua prima rappresentazione avvenne all'Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875. Inizialmente l'opera non ebbe grande successo, così che Bizet, morto tre mesi dopo la prima rappresentazione, non poté vederne la fortuna.


2) J. Strauss – Elien a Magyar op. 332

Si tratta di una polka composta da Johann Strauss II ed eseguita per la prima volta a Budapest nel marzo del 1869. L'opera fu dedicata alla Nazione ungherese.


3) J. Strauss – Kaiser-Walzer

Kaiser-Walzer (Valzer dell'Imperatore) è un valzer di Johann Strauss (figlio). Nell'autunno del 1889 Johann Strauss si esibì in 5 concerti in occasione della nuova apertura della sala da concerti Konigsbau a Berlino. Prima che il compositore partisse per la Germania, la stampa viennese diede l'annuncio che Strauss avrebbe presentato al suo editore di Berlino un nuovo valzer, dal titolo Mano nella Mano. Quel titolo faceva riferimento ai festeggiamenti che si erano svolti nell'agosto 1889 in occasione della visita dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria all'imperatore di Germania Guglielmo II per rafforzare ancor di più i rapporti fra i due Imperi.
L'editore Fritz Simrock suggerì a Strauss che Kaiser-Walzer si sarebbe potuto dimostrare un titolo più adatto per l'opera: in questo modo il valzer sarebbe stato apparentemente dedicato ad entrambi i monarchi e in questo modo la vanità di entrambi sarebbe stata appagata. Fu così, con questo titolo, che questo valzer ebbe la sua prima esecuzione a Berlino il 21 ottobre 1889.


4) J. Brahms – Danza Ungherese n. 1

Le Danze ungheresi per pianoforte a quattro mani sono state scritte da Johannes Brahms agli inizi della sua carriera musicale (1852). Fu il padre, suonatore di contrabbasso, a insegnarli i primi rudimenti musicali e del proprio strumento.
Il giovane Johannes si ritrovò, poi, per guadagnarsi da vivere, a suonare con piccoli complessi che si esibivano nel porto della città natale. E tale esperienza fu la fonte delle sue prime ispirazioni etnomusicali. In particolare grande influenza ebbe il violinista ungherese Eduard Réményi compositore di musiche zigane. 
Nel 1852, il diciannovenne musicista, iniziò la composizione delle danze ungheresi per puro diletto. Il lavoro continuò sino al 1869 quando a Bonn l'editore Simrock pubblicò i primi due quaderni (senza numero d'opus) che raccoglievano le prime dieci composizioni. Queste ebbero in tutta Europa un notevole successo e furono immediato oggetto delle più svariate trascrizioni. Fritz Simrock decise allora di pubblicare nel 1880 a Berlino il terzo ed il quarto quaderno che composti rispettivamente di sei e cinque danze esaurivano la serie.


5) J. Strauss - Auf der Jagd op. 373

Auf der Jagd! (A caccia!) op. 373, è una polka veloce di Johann Strauss II. 
Solitamente, le danze che Johann Strauss arrangiava dai motivi delle sue operette avevano dei titoli che erano connessi, in qualche modo, con il tema dell'operetta dalla quale erano ispirate. Frequentemente sulla prima edizione per piano della composizione erano riportati sulla copertina disegni o stampe di scene e personaggi presenti nell'opera. 
Non fu così per la polka veloce Auf der Jagd, ispirata alle melodie dell'operetta di Strauss Cagliostro in Wien (Cagliostro a Vienna) che è incentrata sulle gesta del famigerato imbroglione Cagliostro mentre si trova a Vienna durante i festeggiamenti per il centenario dalla cacciata dei turchi dalla città (il tema della caccia non è per niente rintracciabile all'interno dell'operetta). La prima esecuzione del brano si ebbe nell'autunno del 1875, diretta da Eduard Strauss con l'orchestra di famiglia, presso i Volksgarten di Vienna il 5 ottobre 1875.



6) P. I. Tchaikovsky – Musiche dallo Schiaccianoci

Lo schiaccianoci è un balletto con musiche di Pëtr Il'ič Čajkovskij, il quale seguì minuziosamente le indicazioni del coreografo Marius Petipa e, in seguito, quelle del suo successore Lev Ivanov. Il balletto fu commissionato dal direttore dei Teatri Imperiali Russi, Ivan Aleksandrovič Vsevoložskij, e la storia deriva dal racconto Schiaccianoci e il re dei topi di E. T. A. Hoffmann (1816).
Il balletto è una tra le più popolari composizioni della tradizione russa. Le musiche appartengono, infatti, alla tradizione romantica con brani memorabili. Il Trepak, o Danza russa, è una delle parti più riconoscibili del balletto, insieme al famoso Valzer dei fiori, come pure la Danza della Fata Confetto. Il balletto contiene in modo sorprendente armonie e colori orchestrali del tutto moderni, nonché una strabiliante ricchezza di melodie.


7)  J. Strauss – Voci di Primavera

Valzer di Johann Strauss (figlio). Nell'inverno del 1882-83 il compositore fu invitato a comporre un valzer vocale per il celebre soprano austriaco Bianca Bianchi (il cui vero nome era Bertha Schwarz), al tempo un acclamato membro del Teatro dell'opera reale di Vienna.
Il valzer fu eseguito per la prima volta al Theater an der Wien il 1º marzo 1883 ad un concerto di beneficenza per la fondazione degli indigenti dell'Impero austro-ungarico fondata dall'imperatore Francesco Giuseppe e dall'imperatrice Elisabetta. 
Strauss, dopo il successo che aveva ottenuto con i suoi valzer corali, fu felice di scrivere un brano per sola voce e il librettista Richard Genée, che aveva già collaborato con il compositore nell'operetta Eine Nacht in Venedig (Una notte a Venezia) del 1883, scrisse anche il testo per il nuovo valzer. 
Successivamente il valzer venne arrangiato da Johann in versione solamente orchestrale e fu eseguito in questa forma, oggi celeberrima, da Eduard Strauss durante uno dei suoi concerti al Musikverein nel 1883.


8) J. Strauss – Il pipistrello
Il pipistrello è la più celebre operetta di Johann Strauss, su libretto di Karl Haffner e Richard Genée da Le Réveillon di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. 
Venuto a conoscenza di una commedia francese di grande successo di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, intitolata "Le Réveillon", il co-direttore del Theater an der Wien, Max Steiner, acquistò i diritti del lavoro e incaricò il drammaturgo Karl Haffner di fare una traduzione in tedesco. Haffner, affrontò grandi difficoltà per adattare al gusto e alla comprensione del pubblico viennese un lavoro di stampo marcatamente francese, e prevedibilmente il suo tentativo venne giudicato inadatto. Una soluzione al problema venne proposta dall'agente teatrale Gustav Lewy che convinse Steiner a modificare il lavoro di Haffner per estrarne il libretto di un'operetta da presentare al suo vecchio compagno di scuola, Johann Strauss. Il compito di creare il libretto fu affidato al direttore d'orchestra del Theater an der Wien, il librettista e compositore Richard Genée. 
Strauss fu subito affascinato dal Doktor Fledermaus, questo era il titolo originariamente pensato per il libretto di Genée, e si mise al lavoro subito. Lavorando in stretta collaborazione con il suo librettista Johann completò la maggior parte della partitura musicale in soli 42 giorni. 
Il debutto per Die Fledermaus, titolo che alla fine venne scelto per l'operetta, si svolse il giorno di Pasqua, il 5 aprile 1874 (una domenica). Poiché secondo le leggi austriache in quel giorno potevano essere consentiti soltanto spettacoli di beneficenza, i proventi della serata inaugurale andarono alla "Fondazione per la Promozione della Piccola Industria" patrocinata dall'imperatore d'Austria. 


9) P. I. Tchaikovsky – Il lago dei cigni

Il lago dei cigni è uno dei più famosi e acclamati balletti del XIX secolo, musicato da Pëtr Il'ič Čajkovskij. La prima rappresentazione ebbe luogo al Teatro Bol'šoj di Mosca il 20 febbraio 1877, con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger. 
Il libretto di Vladimir Petrovic Begičev, direttore dei teatri imperiali di Mosca insieme al ballerino Vasil Fedorovič Geltzer, è basato su un'antica fiaba tedesca, Il velo rubato, seguendo il racconto di Jophann Karl August Musäus. 
Primo dei tre balletti di Čajkovskij, fu composto tra il 1875 e il 1876. Viene rappresentato in quattro atti e quattro scene (soprattutto fuori dalla Russia e nell'Europa orientale) o in tre atti e quattro scene (in Russia e Europa occidentale). Sebbene esistano molte versioni diverse del balletto, la maggior parte delle compagnie di danza basa l'allestimento, sia dal punto di vista coreografico che musicale, sul revival di Marius Petipa e Lev Ivanov per il Balletto Imperiale, presentato la prima volta il 15 gennaio 1895 (data come sopra) al Teatro Imperiale Mariinskij a San Pietroburgo, Russia. 
In occasione di questo revival, la musica di Čajkovskij venne rivisitata dal maestro di cappella dei Teatri Imperiali, Riccardo Drigo.


10) J. Strauss – Sangue Viennese

Sangue Viennese è un valzer di Johann Strauss (figlio).  Il 20 aprile 1873, l'arciduchessa Gisella d'Asburgo-Lorena (1856-1932), la maggiore dei figli dell'imperatore austriaco Francesco Giuseppe e di Elisabetta di Baviera, si sposò con il principe Leopoldo di Baviera (1846-1930) a Vienna. Per celebrare l'evento vi furono numerose iniziative e feste, fra cui un ballo di corte all'Hofburg e un festival al Prater ai quali parteciparono i membri della nobiltà e i maggiori rappresentanti della città di Vienna. 
Da parte sua, il Teatro dell'opera reale di Vienna annunciò per il 22 aprile 1873 un Ballo dell'opera di corte, i cui proventi sarebbero stati destinati per le future pensioni dei membri del teatro. Vennero, quindi, ingaggiati l'orchestra Strauss e il loro direttore, Eduard Strauss, affinché si esibissero durante il ballo.


11) G. Verdi – Il Nabucco

Nabucco (il titolo originale completo è Nabucodonosor) è la terza opera lirica di Giuseppe Verdi e quella che ne decretò il successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, Nabucco fece il suo debutto con successo il 9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano alla presenza di Gaetano Donizetti. Ha aperto le stagioni operistiche del Teatro alla Scala nel 1946, 1966, 1986.
È stata spesso letta come l'opera più risorgimentale di Verdi, poiché gli spettatori italiani dell'epoca potevano riconoscere la loro condizione politica in quella degli ebrei soggetti al dominio babilonese. Questa interpretazione, però, fu il risultato di una lettura storiografica retroattiva, che volle, alla luce degli avvenimenti storici occorsi, sottolineare l'attività artistica del compositore in senso risorgimentale. La lettura fu incentrata soprattutto sul famosissimo coro "Va, pensiero, sull'ali dorate", intonato dal popolo ebraico, ma il resto del dramma è invece incentrato sulle figure drammatiche dei Sovrani di Babilonia Nabucodonosor II e della sua presunta figlia Abigaille.


12) F. Von Suppé – Cavalleria leggera
L'opera "Cavalleria Leggera" (Leichte Kavallerie), su libretto di Carl Costa, vene eseguita per la prima volta nel 1866 al Carltheater di Vienna. Fu vittima della censura asburgica, poiché il tema principale era la satira militare: il lavoro venne cancellato dai programmi dei teatri dopo poche rappresentazioni. Bisogna infatti ricordare che l'operetta debuttò proprio nel 1866, l'anno della disastrosa sconfitta austriaca di Sadowa, nel contesto della guerra Austro-Prussiana.


13) J. Strauss – Tritsch – Tratsch Polka op. 24
Tritsch-Tratsch Polka (Polca del chiacchiericcio) è una polka veloce di Johann Strauss (figlio). Fu un successo sensazionale e il Wiener Allgemeine Theaterzeitung, nella sua edizione del 27 novembre 1858, scrisse: "L'enorme successo della Tritsch-Tratsch-Polka di Johann Strauss, che è stata ricevuta con gli applausi più tempestosi, verrà pubblicata nei prossimi giorni da Carl Haslinger. Non si vedeva una composizione di tale freschezza, divertente e piccante strumentazione da anni."


14) J. Offenbach – Can Can
Si tratta del più celebre Can Can, ovvero quello del Galop Infernal che il compositore Jacques Offenbach scrisse per l'operetta Orfeo all'inferno del 1858.



mercoledì 25 ottobre 2017

Itinerari – L’assalto dei Saraceni

Pochi giorni fa questa fotografia ha di nuovo attirato la mia attenzione facendo riemergere dagli "anfratti" della mia mente altri ricordi di questa estate. È una foto scattata durante una breve gita al mare, in una località pugliese denominata Praia a Mare.
Ci eravamo fermati lì, prima di dirigerci in montagna, per trascorrere qualche ora di caldo riposo, stesi su un asciugamano, lontani dal traffico e dallo stress, circondati soltanto dalle voci dei bagnanti, con i bambini che si rincorrevano e si tuffavano in mare e le mamme che li richiamavano perché era già ora di pranzo. A un certo punto mi sollevai dall’asciugamano, dando le spalle alla distesa marina, e volsi il mio sguardo all’orizzonte, catturato da una bellissima costruzione, la Torre di Fiuzzi, che si ergeva lì vicino, in prossimità della spiaggia; una robusta e solenne fortezza posta secoli fa a difesa del territorio contro le invasioni dei Saraceni e che non potei fare a meno di immortalare.


Credo di averlo constatato tante volte, ma non riesco mai a smettere di meravigliarmi di come sia quasi impossibile girare per il nostro splendido Paese senza scorgere in un angolo un pezzo di storia.
Dunque, dopo aver rievocato questo ricordo, mi ritrovo a ripassare alcune informazioni storiche su quel periodo, raffigurandomi le invasioni di Turchi e Saraceni che giungevano sulle coste pugliesi per conquistare e fare razzie, seminando il terrore tra le popolazioni locali. Tali scorrerie iniziarono già nell'VIII secolo e durarono fino all'anno 1000.
Per comprendere i motivi di tali scorrerie, occorre considerare che la Puglia si colloca in una particolare posizione geografica, essendo posta al centro del Mar Mediterraneo, per cui, inevitabilmente, è sempre stata un punto nevralgico nelle comunicazioni tra Oriente e Occidente, per tutto ciò che riguarda i traffici commerciali e le migrazioni. In virtù di tale ruolo centrale, la Puglia è divenuta nei secoli un punto di incontro tra culture, religioni, usi e costumi, ma anche terra di conquiste, razzie e distruzioni. In particolare, divenne lo scenario di una secolare lotta tra l’Islam e il Cristianesimo.
I Turchi e i Saraceni approdavano sul litorale pugliese non solo per desiderio di conquista e per compiere razzie, ma anche per motivi di strategia militare e per distruggere le basi commerciali e navali dell’Occidente. Nell'anno 840 Taranto fu la prima città a essere conquistata dai Saraceni, divenendo la principale base delle scorrerie nell'alto Adriatico. Nell'847 toccò a Bari essere conquistata, divenendo un vero e proprio emirato. Bari fu, poi, conquistata nell'871 dai Longobardi e nell'876 dai Bizantini e divenne il maggior centro politico, militare e commerciale dell'Impero romano d'Oriente, in Italia.


Per opporre un tentativo di difesa contro le continue invasioni, lungo il litorale pugliese venne costruito un imponente sistema di fortificazione composto da centinaia di torri con il compito di avvistare il nemico proveniente dal mare. Le torri erano, quindi, un primo baluardo difensivo per impedire agli invasori di espandersi sul territorio. E tra queste vi è proprio la bella Torre di Fiuzzi che, rispetto ad altre, si conserva ancora in ottimo stato.
Secondo gli storici, la presenza saracena in Puglia, pur comportando saccheggi e distruzione, apportò anche benessere e ricchezza, incentivando lo sviluppo dei rapporti con la Sicilia, l’Africa, l’Oriente e stimolando le attività marinare. Inoltre, non vi furono solo conflitti. Nella popolazione, infatti, si insediarono alcune comunità islamiche costituite soprattutto da maestranze operaie dotate di elevate capacità manuali e artigiane, in forza delle quali riuscirono a impiegarsi nell’edilizia, nella realizzazione di progetti di costruzione di cattedrali e palazzi, in cui fecero confluire il loro particolare gusto artistico. E l'influsso orientale si fece sentire anche in cucina, soprattutto in pasticceria con l'utilizzo di ingredienti e spezie di origine araba (cannella, miele, pasta di mandorle).
Nell'880 l'Imperatore Basilio I il Macedone decise di sottrarre ai Saraceni le terre pugliesi, inviando due eserciti e una flotta navale: la flotta bizantina bloccò la via del mare, sconfiggendo i musulmani e sottraendo Taranto al loro dominio. La sconfitta definitiva dei Saraceni avvenne nell'anno 1002, grazie all'intervento della flotta veneziana, guidata dal doge Pietro II Orseolo.


sabato 30 settembre 2017

Itinerari – Serate letterarie estive a Castel Sant'Angelo

L'autunno ha ormai fatto il suo ingresso da pochi giorni, anche se bisogna ammettere che, almeno qui a Roma, ce ne stiamo accorgendo poco, con un clima ancora temperato, accompagnato da una lieve brezza serale. La tipica nostalgia autunnale è, dunque, ancora un po' lontana dall'invadere queste tranquille giornate di fine settembre e inizio ottobre, sebbene l'oscurità stia iniziando sempre più presto ad affacciarsi mandando a riposo la confortante luce pomeridiana.
È arrivato, comunque, il momento di archiviare itinerari, foto, ricordi e impressioni di questa calorosa estate romana.  Calorosa, ma molto interessante dal punto di vista culturale.
Roma è notoriamente una città con mille problemi, difetti, contraddizioni, ma ha un pregio unico e innegabile, ti consente di attraversare luoghi fuori dall'ordinario, di immergerti in atmosfere che inevitabilmente richiamano alla mente memorie ed eventi di una storia millenaria, finendo per travolgerti con le sue suggestioni artistiche e letterarie in vari angoli della città.
E così questa estate abbiamo varcato più volte i cancelli dei Giardini di Castel Sant'Angelo, quel meraviglioso monumento che l'imperatore Adriano fece iniziare a costruire nel 125 d.C. quale suo mausoleo funebre, ispirandosi al mausoleo di Augusto, e che fu ultimato da Antonino Pio nel 139.


I Giardini, infatti, tra il 27 luglio e il 6 settembre, sono stati la splendida cornice di una storica iniziativa letteraria, "Letture d'Estate lungo il fiume e tra gli alberi" che dal 1986 promuove i libri e la lettura. In questa edizione hanno preso parte sette librerie romane che con le proprie isole hanno creato un'immensa libreria a cielo aperto, un vero paradiso per gli amanti dei libri. Numerosi gli eventi organizzati con molti scrittori invitati a parlare delle proprie opere (tra cui Diego De Silva e Loredana Lipperini).
L'occasione per scoprire finalmente questa bellissima iniziativa ci è stata data dallo scrittore Filippo Nicosia che, nel presentare il suo romanzo d'esordio "Un'invincibile estate" (Giunti Editore), ha parlato in modo assai coinvolgente di sogni e ambizioni giovanili di ragazzi del Sud, fornendo interessanti spunti di letteratura. "Un'invincibile estate" è una lettura che mi ha piacevolmente accompagnato nei primi giorni di agosto e di cui parlerò a breve nel blog.
Una sorprendente serata è stata quella del trio formato dai cantanti e attori Maria Cristina Gionta, Pierfrancesco Mazzoni ed Emiliano Ottaviani, che hanno realizzato con grande maestria un itinerario poetico, letterario e musicale dal titolo "Ti odio ... amore mio!", alla scoperta dei sentimenti di amore e attrazione, con brani di Trilussa, Jacques Prevert, Natalia Aspesi, Stefano Benni, Virgilio, Catullo e canzoni di Gino Paolo, Tony Renis, Vinicio Capossela, Nada.


Tutti e tre gli artisti hanno dato prova di una rara versatilità, sospesi tra la poeticità, l'ironia tagliente, il dramma e il sentimento. Riporto la bella e ironica poesia di Stefano Benni recitata quella sera:
"Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà  l'universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanc**o"

L'iniziativa ha vinto il bando Estate Romana per il triennio 2017/2019, per cui l'appuntamento è alla prossima estate.


lunedì 25 luglio 2016

Cronache di viaggio: la Villa Medicea di Poggio a Caiano

Come promesso in un precedente post, anche se con un po' di ritardo, ecco il resoconto della mia visita di inizio luglio presso un luogo incantevole, la Villa Medicea di Poggio a Caiano, in provincia di Prato. Ovviamente, corredato dalle mie foto.


Anzitutto, qualche cenno storico. La Villa fu fatta costruire da Lorenzo de' Medici e dai suoi eredi su disegno di Giuliano da Sangallo tra il 1485 e il 1520 circa. Fu la residenza estiva dei Medici e ospitò numerose personalità, oltre ad essere teatro di importanti avvenimenti della storia dinastica medicea, come i festeggiamenti per i matrimoni tra Alessandro de' Medici e Margherita D'Austria (1556), Cosimo I ed Eleonora da Toledo (1559), Francesco I e Bianca Cappello già sua amante (1579).
Alla morte di "Giangastone" (1737), ultimo discendente dei Medici, la Villa passò ai nuovi granduchi toscani, gli Asburgo-Lorena, che continuarono ad utilizzarla come residenza estiva o come punto di sosta durante i loro viaggi verso Prato o Pistoia.
Con la conquista napoleonica, la Toscana divenne parte dell'Impero francese. La Villa subì, quindi, modifiche interne ed esterne (soprattutto ad opera di Pasquale Poccianti) su iniziativa della reggente Maria Luigia d'Etruria e successivamente di Elisa Baciocchi Buonaparte, sorella di Napoleone, dal 1804 principessa di Lucca e di Piombino, e dal 1809 granduchessa di Toscana.
Con la restaurazione, la costituzione del Regno d'Italia e l'avvento dei Savoia, proseguirono i lavori di riordino e le riparazioni da parte di Vittorio Emanuele II che fece costruire nuove scuderie e ridecorare alcune sale al piano terra, oltre a trasformare il grandioso salone Leone X, al primo piano, in una sala da biliardo. Con Vittorio giunse al Poggio anche la "bella Rosina", ossia Rosa Vercellana, una popolana torinese e amante del re, che poi divenne sua moglie.
La Villa è il primo esempio di architettura rinascimentale che fonde lo stile classico con elementi caratteristici dell'architettura signorile rurale toscana e altre caratteristiche innovative. Il corpo dell'edificio è circondato da una terrazza porticata. Alla sommità delle scale si trova una loggia sormontata da un timpano e da una volta a botte finemente decorata a rilievo.


Inizia, così, la visita all'interno. Colpisce immediatamente la ricchezza di elementi decorativi, la maestosità degli ambienti  e lo stato di conservazione di mobili, arazzi, suppellettili. Senza dubbio, la Toscana, nella gestione del proprio patrimonio artistico, ha molto da insegnare.
Al piano terreno, di particolare rilievo la Sala dei Biliardi, in stile sabaudo, con la volta affrescata come un pergolato dal quale si affacciano putti e amorini, mentre su un drappo dipinto sono riportate le insegne reali dei Savoia. Una sala ovviamente  voluta da Vittorio Emanuele.


A destra si accede, quindi, agli appartamenti di Bianca Cappello, una nobildonna veneziana molto colta e raffinata, che ebbe una relazione con il Granduca Francesco I. Questa relazione segreta che coinvolgeva il sovrano della città, già sposato con Giovanna d'Austria, fu uno dei più grandi scandali del Rinascimento e una delle pagine più romanzesche della saga dei Medici.
Nella prima sala di questi appartamenti, una semplice anticamera, sono ospitati tre dipinti a soggetto biblico attribuiti a Paolo Veronese e la Pietà di Giorgio Vasari. Segue la "stanza del Camino" che conserva ancora il bel camino in marmo bianco e lo scalone in pietra serena.


Al primo piano si trova l'ambiente più interessante della Villa: il salone Leone X, posto al centro dell'edificio e terminato intorno al 1513. La decorazione ad affresco è uno dei cicli pittorici più importanti del periodo del manierismo. Il progetto decorativo prevedeva la rappresentazione pittorica di episodi di storia romana che alludessero ad eventi gloriosi della vita politica di Cosimo il Vecchio e di Lorenzo il Magnifico. Colpiscono per la loro magnificenza, due episodi: "Il console Flaminio parla al consiglio degli Achei" e "Il ritorno di Cicerone dall'esilio".


Sempre al primo piano, la Sala da Pranzo, con un grande affresco, opera di Anton Domenico Gabbiani, raffigurante l'opera di pacificazione di Cosimo il Vecchio, padre della patria; l'appartamento di Vittorio Emanuele II, con quattro stanze (Guardaroba, Studio, Sala da Ricevere e Camera da letto); l'Appartamento della Contessa di Mirafiori (la "Bella Rosina") composto da tre stanze con mobilio antico. Il bagno alla francese, opera dell'architetto di corte Giuseppe Cacialli, fu voluto da Elisa Bonaparte Baciocchi e comportò la demolizione di alcune stanze più antiche. Oggi si è ben conservato, con la vasca in marmo con intagli e una scultura di Venere e Amore in una nicchia, oltre al mobilio da toeletta originale.




Intorno alla Villa vi è uno splendido giardino, corredato da un ampio scenario in muratura decorato a stucco, con boschi e fontane, e con presenti centoventi varietà botaniche (agrumi, iris, narcisi, giacinti, dalie, rose antiche).  Il parco, davvero ben tenuto, è un'oasi di pace, nonché meta preferita degli sposi, scenario ideale per le loro fotografie.



Decisamente un luogo da sogno, uno dei tanti posti meravigliosi della nostra bella Italia.

lunedì 4 luglio 2016

Cronache di viaggio: Terra di Siena

Capita molto spesso di rimanere in un determinato posto per anni e di non riuscire ad apprezzarlo davvero. Questo è quanto mi è capitato vivendo a Siena per otto anni per gli studi universitari e i successivi corsi di specializzazione: correndo in continuazione per andare a lezione, passavo vicino splendide chiese e storici monumenti dando quasi per scontata la loro esistenza.
Da quando vivo a Roma, invece, ho cominciato ad apprezzare molto di più la Toscana, ricca di luoghi incantevoli e non sempre adeguatamente pubblicizzati. E la settimana scorsa, in visita a mio fratello, ho avuto modo di fare il "turista per caso" a Siena e dintorni, esercitandomi anche nell'arte della fotografia.
Iniziamo dal pomeriggio di venerdì (1° luglio). Partendo da casa, siamo arrivati passeggiando e utilizzando una comoda scala mobile, nei pressi di Porta Camollia, una delle antiche porte nelle mura di Siena, situata alla fine di via di Camollia, nel territorio della Contrada dell'Istrice. Il suo nome è legato al leggendario condottiero Camulio, inviato da Romolo nel VII secolo a.C e insediatosi con il proprio accampamento nella zona dove sorge l'attuale Porta. Nel corso dei secoli fu la porta più difesa della città di Siena, essendo la porta cittadina d'ingresso per chi proveniva da Firenze. L'attuale costruzione risalente al 1604 fu progettata da Alessandro Casolari e decorata dallo scultore Domenico Cafaggi.
Ovviamente, in periodo di Palio, la Porta è chiusa per i vari festeggiamenti e, quindi, siamo stati costretti a fare un giro un po' più largo per entrare nel centro cittadino dentro le mura.


Siamo giunti, quindi, in Piazza Matteotti, "storico" luogo di ritrovo con gli amici per le uscite serali. In questa Piazza, spicca, in particolare, il Palazzo delle Poste. In precedenza, la sede delle Poste si trovava in Piazza Salimbeni, nell’attuale salone principale del Monte dei Paschi, ma con il tempo se ne riscontrò l’inadeguatezza funzionale, per cui si decise di costruire un nuovo palazzo dedicato esclusivamente a tale scopo. Il luogo ideale era la piazza, allora intitolata alla memoria di Re Umberto I e oggi dedicata a Giacomo Matteotti, ricavata, a seguito della sistemazione urbanistica della zona, grazie alla demolizione della chiesa di Sant’Egidio e del convento delle Cappuccine. La progettazione fu affidata all’architetto Vittorio Mariani e la costruzione all’impresa edile senese di Pietro Ciabattini. Nel mese di settembre del 1910 vi fu la cerimonia per la posa della prima pietra. L’inaugurazione del palazzo concluso avvenne all’incirca due anni dopo, il 20 Settembre 1912.


Lungo Via Banchi di Sopra, immancabile la sosta dinnanzi alla Rocca Salimbeni, storica sede centrale della Banca Monte dei Paschi, che negli ultimi anni non sta attraversando un periodo finanziariamente felice. La Rocca fu edificata nel XIV secolo, ampliando un castellare della famiglia Salimbeni preesistente del XII o XIII secolo, appoggiato alle mura altomedievali nei pressi della chiesa di San Donato. Nel 1419 il palazzo fu confiscato dalla Repubblica senese e in parte adibito a Dogana del Sale e ufficio di Gabella. Dal 1472 vi ebbe sede anche il Monte Pio (Monte di Pietà), istituito per porre un freno alla diffusa pratica dell'usura. Nel 1866 il Monte Pio fu incorporato dal Monte dei Paschi, che acquistò la proprietà del palazzo, facendone appunto la sua sede centrale. Fu, quindi, restaurato in stile neogotico dal 1877 da Giuseppe Partini, che demolì alcuni corpi e ne sopraelevò altri, aggiungendo strutture e paramenti in stile antico. Ancora nel Novecento fu condotto un restauro da Carlo Ariotti e Vittorio Mariani. Tali rimaneggiamenti hanno cercato di riprodurre lo stile della Siena del Trecento, con le trifore sotto archi a sesto acuto, la merlatura in alto e la fila ininterrotta di archi ciechi sotto di essa.


Sempre lungo Via Banchi di Sopra, altro monumento degno di nota è il Palazzo Tolomei, il più antico palazzo privato di Siena. La sua costruzione era già in corso nel 1205, mentre fu restaurato dopo il 1267; il Palazzo è oggi sede di una banca e di alcuni uffici. L’edificio è stato costruito tutto in pietra e in stile gotico, presenta una facciata suddivisa in due piani ed aperta da due ordini di bifore trilobate ad archi acuti. Tale Palazzo ricorda la grandezza della famiglia Tolomei a Siena quando primeggiava tra i Guelfi ed ospitava Roberto d'Angiò, re di Napoli. A questa famiglia appartenne la notissima Pia che, per la sua triste vicenda, fu celebrata da Dante nel V canto del Purgatorio della Divina Commedia.


Arrivati nei pressi di Piazza del Campo, non si può non rimanere colpiti dalla Loggia della Mercanzia, composta da tre arcate su pilastri decorati, con le facce recanti tabernacoli con statue. Le due statue sui pilastri esterni della loggia raffigurano San Pietro e San Paolo e sono del Vecchietta; le altre tre statue raffigurano tre dei quattro antichi santi protettori della città, San Savino, Sant'Ansano e San Vittore, e sono di Antonio Federighi. La loggia fu progettata da Sano di Matteo e costruita tra il 1417 e il 1428 sotto la sua direzione, poi dal 1428 al 1444 sotto Pietro del Minella, in uno stile di transizione tra gotico e rinascimento.


Piazza del Campo, come si può notare nella foto sotto, era temporaneamente inaccessibile per le prove del Palio.



Abbiamo, quindi, proseguito il nostro giro turistico lungo Via di Città, fino a Palazzo Chigi Saracini, sede dell'Accademia Musicale Chigiana, oltre che di un'importante raccolta di arte privata, la Galleria Chigi - Saracini. Per l'occasione, il Palazzo era decorato con le bandiere delle Contrade.
Il nucleo più antico del palazzo, del XII secolo, apparteneva alla famiglia Marescotti, ghibellina. Progressivamente l'edificio andò ingrandendosi inglobando altri edifici adiacenti, raggiungendo le dimensioni attuali entro la prima metà del Trecento. Nel XVI secolo, fu acquistato dalla famiglia Piccolomini del Mandolo, che lo ampliò realizzando decorazioni raffaellesche nel loggiato esterno. Dopo il 1770 la famiglia Saracini allungò la facciata mantenendo lo stile trecentesco, aggiungendo anche la fila di trifore fino al vicolo del Trone. Lo stile della facciata è l'elegante gotico senese, rivestito in pietra fino al primo piano e poi in laterizi.


La visita a Piazza del Duomo non poteva ovviamente mancare con lo splendido Duomo, in stile romano gotico e la cui costruzione è durata secoli; l'ex ospedale di Santa Maria della Scala, fondato per dare ospitalità ai pellegrini, assistere i poveri, i malati e accogliere i fanciulli orfani, divenuto nel frattempo museo; il Palazzo Reale, fatto edificare nella seconda metà del Quattrocento da Jacopo Petrucci, che aveva acquistato alcuni edifici di proprietà dell'Ospedale Santa Maria della Scala per trasformarli nella sua dimora cittadina, e divenuto sede, dall'Unità d'Italia, della Prefettura e dell'Amministrazione provinciale senese.




Infine, eccoci nel cuore della città, Piazza del Campo, ancora affollata di turisti ansiosi di assistere al Palio (per la cronaca poi vinto dalla Lupa). Da notare, la foto del seggio del mossiere, la cui pazienza nel far entrare i cavalli nel canapo per dare il via alla corsa è abbastanza nota.



Nel prossimo post, una descrizione della meravigliosa Villa Medicea a Poggio a Caiano.

martedì 7 giugno 2016

Cronache di viaggio: gatti, patroni, parate e treni lenti

I miei viaggi di ritorno in "terra natia" stanno diventando nuovamente sporadici. Vi è stato un periodo in cui riuscivo a percorrere la distanza Roma – Potenza (quattro ore e mezza di treno salvo ritardi) anche una o due volte al mese per il fine settimana, ma ultimamente non ne ho più molta voglia. Stavolta ho approfittato di alcuni giorni di ferie arretrati e del ponte del 2 giugno per decidermi ad affrontare la "traversata".
Putroppo, l'atmosfera del condominio non poteva assolutamente essere allegra. Un'amica malata da più di un anno ha dovuto arrendersi ad un male incurabile, terminando una sofferenza ormai non più sostenibile. A darle l'ultimo saluto c'era anche la sua gatta la cui reazione ha emozionato un pò tutti, anche nei giorni successivi. Ormai affidata ai genitori della sua padrona, che abitano nel nostro stesso palazzo, ad una certa ora del giorno miagola e gratta sulla porta di casa per chiedere di uscire e salire nell'appartamento dove abitava prima, per fare un giro e tornare giù. E qualcuno crede che gli animali siano insensibili e non avvertano la mancanza dei propri padroni!


Nel frattempo, la città è andata avanti con i preparativi della Festa del Patrono, San Gerardo, con l'evocativa Sfilata dei Turchi e bancarelle e giostre che hanno occupato ogni angolo delle strade principali. La Sfilata dei Turchi viene organizzata annualmente per ricordare non un avvenimento storico, ma un episodio "mitico" basato su di una credenza religiosa, l'invasione di Potenza da parte di un esercito turco, il quale avrebbe risalito il fiume Basento fino al capoluogo lucano. In tale occasione, i cittadini, incapaci di fronteggiare da soli tale invasione, si sarebbero rivolti al vescovo, Gerardo La Porta, che avrebbe compiuto il miracolo, invocando una schiera di angeli guerrieri e liberando la città dai nemici. L'episodio è appunto mitico, in quanto non si ritiene probabile che il fiume Basento sia stato navigabile in tempi recenti, nè è stata riscontrata storicamente un'invasione turca nel periodo di S. Gerardo la Porta. Ma la volontà di festeggiare ed evocare un miracolo prescinde dalle verità storiche.

APT Basilicata

Come ho detto prima, per la mia permanenza potentina ho approfittato del ponte del 2 giugno, ovvero la Festa della Repubblica italiana, il ricordo di un giorno di 70 anni fa in cui il popolo italiano fece la sua scelta, mettendo da parte la monarchia e la sua insulsa dinastia Savoia (che ancora oggi continua a dare fastidio), la dittatura e i suoi disastri. Quel giorno mi è venuta in mente questa riflessione, ovvero che festeggiare la nascita della Repubblica Italiana ha ancora un senso non per le parate militari e le frecce tricolori (oltretutto con le polemiche sterili sulla presenza dei marò, che magari vogliono semplicemente stare con i propri parenti senza essere considerati "eroi"), ma come presa di coscienza contro i rigurgiti nazisti che serpeggiano in tutta Europa, contro i vari Salvini che vorrebbero radere al suolo qualunque cosa si opponga allo splendore della loro Padania (e sono rinnegati persino da Donald Trump). Questo per me ha significato festeggiare la Repubblica Italiana.


Se non ricordo male, in un recente post mi ero stupito della puntualità dei treni con cui avevo viaggiato in precedenti occasioni. Ebbene, ieri, in occasione del mio ritorno a Roma, per un guasto su una linea, abbiamo percorso il tratto tra Napoli e Roma con un ritardo di tre ore, numerose deviazioni, rallentamenti continui ed un sovraccarico di passeggeri che avrebbero dovuto prendere treni regionali poi cancellati e sono stati costretti a sedersi per terra nei corridoi. Mentre arrancavo stremato sulle scale di casa a mezzanotte inoltrata, ho pensato che con questo colossale ritardo dovrei aver "guadagnato" un bonus per almeno un paio di viaggi decenti. Almeno, non ho perso completamente l'ottimismo!

martedì 26 aprile 2016

Quando si incontrano la Passione di Botero, lo Spettacolo di Caravaggio, il Giardino di Matisse.

Come di consueto, il Palazzo delle Esposizioni, sontuosa architettura di epoca fascista, ha organizzato una triplice mostra. Questa volta i protagonisti sono tre grandi artisti molto distanti tra loro, ovvero Botero, Caravaggio e Matisse.
Ovviamente, non potevo perdere tale occasione e, nonostante il clima non proprio favorevole, ho approfittato della festività del 25 aprile durante la quale i Musei statali sono rimasti eccezionalmente aperti.
La prima mostra riguarda Fernando Botero, pittore e scultore colombiano, ed ha come oggetto la "Via Crucis. La Passione di Cristo", un ciclo di opere realizzate dall'artista tra il 2010 e il 2011, con 27 dipinti ad olio e 34 opere su carta.
Botero è noto per aver realizzato mondi popolati da soggetti colmi di piacere, con un'abbondanza a dir poco sontuosa. Nella Via Crucis l'abbondanza non viene meno, mentre scompare il tono ironico, sostituito da uno spirito compassionevole, con una riflessione intorno alla drammaticità, intensità e crudeltà della Passione di Cristo.


Molti i dipinti che hanno attirato la mia attenzione. In particolare, il quadro che rappresenta Gesù che incontra sua madre mostra le figure principali con i loro colori vivaci che si pongono in netto contrasto con il complesso di volti sullo sfondo, lividi nelle loro espressioni sconcertate.


Negli episodi delle cadute di Cristo, si intravedono sia soldati vestiti da gendarmi moderni che centurioni, in un'alternanza di soggetti dell'epoca ed elementi moderni. Addirittura, nelle rappresentazioni della flagellazione, si possono osservare donne urlanti che si affacciano da porte o balconi di palazzi di epoca recente, in un'atmosfera surreale. Nei dipinti, i colori utilizzati sono molto vivaci, a volte violenti (ad esempio, il viola adoperato per alcune vesti).
Il pittore ha donato la serie al Museo di Antioquia che si occupa di portarla in giro per il mondo. La mostra è arrivata, quindi, a Roma in occasione del Giubileo.


La seconda mostra riguarda Michelangelo Merisi da Caravaggio, pittore straordinario e celeberrimo, nativo di Milano e vissuto tra il 1571 e il 1610.


In realtà, non si tratta di una mostra intesa in senso tradizionale, con quadri fisicamente presenti nelle sale, ma di una "installazione-spettacolo" molto suggestiva, un insieme di proiezioni e musica in onda contemporaneamente lungo tutto il percorso.
Non appena entrati in sala, siamo stati sommersi da un'atmosfera magica, di musiche avvolgenti e bellissime immagini proiettate simultaneamente sulle pareti a ritmo vorticoso, con i quadri caravaggeschi rappresentati alternativamente a figura intera e nei particolari, in una sorta di analisi dettagliata, ma seguendo sempre il ritmo della musica.
Otto i temi trattati in altrettante video composizioni, a partire dalla Luce, l'elemento compositivo che contraddistingue in maniera preponderante l'arte di Caravaggio. Il quadro per eccellenza che mostra tale elemento è la "Vocazione di San Matteo", con i fasci di luce che fanno emergere i personaggi dall'oscurità.


Di seguito, il Naturalismo, ovvero l'attitudine di Caravaggio a dipingere la realtà che lo circonda, i fatti concreti e umani, la natura morta, le scene di vita vissuta; poi, il Narciso, il giovane che viene sorpreso da un temporale e si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d'acqua.


Particolarmente, interessante il tema della Teatralità: il video ci mostra una sorta di processo compositivo che simula la creazione delle opere del grande artista, come se si stessero formando sotto i nostri occhi: la posizione dei corpi, gli equilibri tra i personaggi, l'illuminazione, le preparazioni bianche sulle tele.
Quindi gli altri temi: la Medusa, immobile sulla parete, mentre sullo sfondo i serpenti che tale figura mitologica aveva al posto dei capelli si espandono assieme ai fiotti di sangue; la Violenza, ovvero le immagini più violente (Decollazione del Battista, Crocifissione di San Pietro, Davide con la testa di Golia) mostrate in un vorticoso ritmo tribale; i Luoghi, ovvero mappe e immagini dell'epoca con i percorsi intrapresi dall'artista nella sua tumultuosa vita fino al drammatico epilogo del viaggio in mare verso Porto Ercole; una carrellata di tutti i suoi dipinti, una sequenza di grandi capolavori realizzati nel corso di un'esistenza troppo breve. Qui sotto alcune foto che sono riuscito a realizzare.


Uscito quasi frastornato da questa immersione nel talento di Caravaggio, ho dato uno sguardo molto rapido al "Giardino di Matisse", ovvero una mostra che nasce da un libro che, a sua volta, nasce dall’opera di Henri Matisse, interpretata con leggerezza e raffinatezza dal testo di Samantha Friedman e dai collage dell’illustratrice italiana Cristina Amodeo.


Unico neo di questa visita è stata la conferma della totale assenza di controlli all'ingresso, ma il problema della sicurezza nei musei italiani è abbastanza noto. In ogni caso, un'esperienza davvero interessante.