sabato 22 aprile 2017

Novità letterarie – "La traiettoria dell'amore" di Claudio Volpe

I nostri gesti difficilmente rimangono isolati, ma finiscono spesso per avere effetti sulle vite altrui, a volte in maniera limitata, altre in modo decisivo. E così, in una terribile e buia notte di agosto, un'auto lanciata in una folle corsa, nello sfrenato desiderio di vincere la noia, finisce per travolgere una ragazzina, uccidendola, mentre il suo investitore corre via sconvolto e impaurito.
Quel drammatico momento finisce per segnare inevitabilmente il destino di tre persone, Andrea, Giuseppe e Sara, i protagonisti di un intenso romanzo di Claudio Volpe, "La traiettoria dell'amore" (Laurana Editore), presentato al Premio Strega 2017. Un romanzo che descrive il percorso di evoluzione interiore dei tre ragazzi che, in qualche modo, cercano di mettere insieme i pezzi della loro vita per andare avanti. Un percorso che si delinea lungo una strada spesso irta di ostacoli, da superare soprattutto grazie alla forza dell'amore cui i protagonisti stessi si aggrappano con caparbietà. Una scrittura accurata, mai banale o scontata, attraverso cui l'autore, trattando temi attualissimi e delicati, ci lancia un messaggio di amore universale.


"Non sempre inciampare significa finire la corsa. Se cadi lungo il cammino l'importante è non pensare alle ferite, ma alla nuova prospettiva da cui poter guardare il mondo, un'angolazione diversa che ha il sapore delle piccole cose".
È questo, infatti, ciò che ci spinge ad andare avanti, la possibilità di rialzarsi e di ricominciare, guardando la vita in una diversa prospettiva.
Quando Giuseppe, quella notte, realizza ciò che ha appena commesso, in preda allo spavento, non trova altra soluzione che fuggire e recarsi da sua sorella Andrea, che convive con la sua ragazza Sara. Precipitarsi davanti alla porta di casa di Andrea, tempestandola di pugni, questa è l'unica prospettiva che Giuseppe, nella sua scarsa lucidità, riesce a intravedere.
I due fratelli, a causa di tante incomprensioni, non hanno contatti da ormai cinque anni. Il vuoto, il silenzio, un distacco emotivo, l'incapacità di vedere una luce, di comunicare: dopo tutti questi anni di lontananza, tali sono le sensazioni che invadono la mente di Andrea, che arriva a pensare a quanto sia vero che "le assenze ci plasmano e che quello che ci manca ci rende ciò che siamo più di qualunque cosa che possediamo".
Seguiamo il flusso di pensieri di Andrea, protagonista di una narrazione che si svolge in prima persona, percepiamo la sua fatica di vivere, la sua tendenza a rotolare via dai suoi stessi pensieri, il suo desiderio di stare ai confini del mondo, almeno fino al suo incontro con Sara che la costringe a mettere radici dentro se stessa.
E ora avvertiamo il suo tormento di trovarsi di fronte a un fratello perduto, che ripiomba in una notte d'estate nella sua esistenza, un fratello con cui non riesce a comunicare perché troppi silenzi hanno preceduto quel momento. Fino a quando quel silenzio non viene lacerato dalla terribile confessione di Giuseppe, dalla paura che quella ragazza investita sia già morta e che la polizia sia ormai sulle sue tracce.
Quale mai potrebbe essere la prospettiva di salvezza? Come rialzarsi dopo la caduta? In un momento così drammatico, in preda a un istinto irrazionale che mette la ragione a tacere, non si riesce a intravedere altro che la fuga come soluzione. I due fratelli cercano di aggrapparsi a uno spiraglio di speranza, con Giuseppe che ripete il primo principio della termodinamica (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma) pensando che quella ragazza in fondo non è davvero morta. Vi è, in quel momento, il desiderio di farsi proteggere e custodire, unito al pensiero che la morte potrebbe non essere l'ultima destinazione. Tuttavia, la speranza non riesce ancora a prevalere, a sovrastare la paura.
Il flusso di pensieri di Andrea è un continuo vortice che ci consente di indagare a fondo la sua anima e quella delle persone che a lei sono legate. Le sue riflessioni passano dal dolore presente - anche attraverso le frasi tratte dalla serie televisiva "Grey's Anatomy", trascritte in un'agenda nera ormai consunta che diventa una vera e propria guida spirituale – ai frequenti flashback, ai ricordi che affiorano, al legame con suo fratello durante l'infanzia, alla difficile situazione familiare con un padre violento e una madre succube e debole, con Andrea che cerca in ogni modo di proteggere e custodire Giuseppe dal dolore e dal male, un po' come sta facendo adesso.


L'amore ricorre spesso in questo romanzo, anzi ne è l'elemento fondamentale e imprescindibile, la base di ogni rapporto che si possa definire tale, la linfa senza cui la nostra vita non ha alcun senso, anche se può far male, anche se può indurci a commettere alcuni errori.
E l'amore è quello che unisce Andrea e Sara, l'amore tra due donne, una storia che Andrea evoca proprio nel momento in cui teme di perdere la sua amata, quando Sara sembra volerla abbandonare al suo destino di protettrice di un fratello fuggiasco.
Sara, una ragazza, almeno in apparenza, fragile e avvolta da un alone di purezza, prima di convivere con Andrea, si prostituiva per pagare gli studi di filosofia e assistere la madre malata. Appassionata lettrice di testi filosofici, è una di quelle menti che "non sono in grado di accontentarsi del mondo così come appare, ma hanno bisogno di spingere il loro sguardo oltre, di cercare l'universo".
Mentre Andrea ricorda le fasi della sua storia d'amore con Sara, non può non pensare che è proprio grazie a questo amore che ha iniziato a vivere dopo aver trascorso anni ripiegata su se stessa, quasi come se fosse rinchiusa in una cassaforte. E, quindi, il destino non può che vederle unite.
"Guardare la vita in faccia ... essere in grado di amare gli altri e assicurarci che il nostro amore non sia inutile". Questo è il fulcro del pensiero di Andrea, questo è ciò che l'amore le sta insegnando, un amore che arriva in profondità e lascia il segno.
La fuga di Andrea, Giuseppe e Sara non è solo uno scappare dal pericolo e dalla paura, ma è anche un percorso di catarsi dai conflitti e dai problemi presenti e passati. Non a caso, la loro destinazione è un piccolo paese, Casigliano, un'oasi di pace, un luogo puro e incontaminato, in cui ha vissuto la nonna dei due fratelli, Adelina, che rivive nei ricordi di Andrea; una donna straordinaria che ci stupisce per la sua apertura mentale ("la famiglia nasce da un atto sessuale e non da un atto di amore) e per i suoi sentimenti di solidarietà, empatia, condivisione.
In questa oasi, la sensazione è che ci sia ancora speranza, che qualcuno possa arrivare a illuminare il loro cammino, allontanandoli dalla fitta oscurità. E, infatti, i ragazzi incontrano subito dopo due abitanti del posto, Pasquale e Antonia, persone di grande sensibilità e affabilità che fanno loro da guida nel paese, raccontando numerosi aneddoti. Pasquale, moderno Socrate, in un giorno di pioggia, spinge i ragazzi a raccontarsi storie, un modo per parlare di sé e guardarsi dentro alla ricerca della propria identità, del proprio percorso di vita.
E con i percorsi di vita dei tre ragazzi si delineano i temi portanti di questo romanzo:
  • l'omosessualità, con Andrea che attraversa una tempesta di sensazioni nella propria esistenza, cercando di capire se stessa, i propri impulsi, i propri desideri. Sensazioni che lei inizialmente avverte come deviate e caotiche. Poi, le prime esperienze e la rabbia nell'ascoltare i discorsi del padre, pieni di ignoranza, pregiudizi, omofobia. Il desiderio di allontanarsi da lui, per andare incontro all'amore di Sara;
  • la giustizia, con Giuseppe che fugge impaurito dal luogo dell'investimento e Andrea, novella Antigone, che combatte tra il desiderio di aiutare il fratello e il senso del dovere che le imporrebbe di andare alla polizia e sporgere denuncia. Fino a quando i due fratelli non realizzano che non vi è incompatibilità tra la legge e il cuore, se il cuore li spinge a fare ciò che è più sensato per il loro bene;
  • il carcere inteso non come strumento punitivo, ma come luogo di rieducazione, in cui i carcerati possano svolgere diverse attività, in questa loro pausa dalla vita, in modo da poter riaffrontare di nuovo l'esistenza una volta usciti;
  • il degradante mondo della prostituzione, un passato che assilla Sara che cerca di liberarsene attraverso un processo di catarsi che passa attraverso varie fasi (la distruzione di una videocassetta che la riprende in un rapporto sessuale con un cliente violento, l'interpretazione di una prostituta in una rappresentazione teatrale). Liberarsi del passato per vivere il suo futuro insieme ad Andrea.
Tanti temi, in questo romanzo appassionante che commuove e sorprende continuamente, tutti uniti da un unico grande legame, l'amore "l'unica cosa per cui vale la pena attraversare il gelo, in attesa che il sole sorga di nuovo e ci liberi dal freddo".

sabato 1 aprile 2017

Il "pesce d'aprile" tra curiosità storiche e spunti letterari

Come ben noto, il primo di aprile è un giorno assai particolare, essenzialmente dedicato a burle e scherzi di ogni tipo e in cui occorre stare molto attenti. Infatti, qualsiasi notizia che ci viene comunicata deve essere presa con le pinze, ricordandosi ben bene di guardare il calendario, perché potrebbe trattarsi, appunto, di un pesce d'aprile. E quest'anno tale ricorrenza non fa eccezioni, soprattutto sui social (dove già nel resto dell'anno di bufale ne girano parecchie).
In questo clima goliardico, difficilmente ci interroghiamo su quale sia l'origine di tale simpatica ricorrenza, diffusa in vari Paesi. Allora, curiosando un po' sul web, grazie alle notizie pubblicate in vari articoli, ho cercato di rintracciare diverse curiosità storiche intorno alle origini del "giorno degli scherzi", partendo da alcuni collegamenti con festività simili.
Infatti, nella maggior parte delle tradizioni e delle culture antiche si possono ritrovare diversi riti e feste per celebrare l'inizio della stagione primaverile, riti che in qualche modo posso essere collegati al "giorno degli scherzi".
Ad esempio, nell'antica Roma il 25 marzo era una giornata dedicata agli Hilaria, che costituivano il culmine dei festeggiamenti in onore della dea Cibele madre degli dei. L'intento era festeggiare il lento, ma graduale svanire dell'oscurità dell'inverno per giungere alla primavera, stagione maggiormente piena di luce e gioia.
Per ricostruire tali festeggiamenti ci vengono in aiuto gli storici dell'epoca. In particolare, Erodiano riferisce che in epoca imperiale durante il festeggiamento si teneva una lunga e solenne processione in cui si trasportava una grande statua della dea Cibele, cui venivano offerti oggetti preziosi e opere d'arte. In tale giorno, era permesso dar vita a scherzi e giochi di qualsiasi genere anche con maschere e travestimenti, assumendo l'identità e l'aspetto di chiunque si desiderasse.


Sempre nell'ambito della tradizione classica, gli studiosi hanno intravisto alcune affinità con i Veneralia, festività celebrata il primo aprile in onore di Venere Verticordia. Tale festività consisteva essenzialmente in una serie di riti svolti dalle donne, sia sposate che nubili, che erano le principali protagoniste. Esse, anzitutto, si recavano al tempio di Venere e procedevano ad un lavaggio sacrale della statua della dea, dopo aver rimosso tutte le decorazioni d'oro. Terminato il lavaggio e decorata la statua con fiori di rosa, le donne si recavano ai bagni pubblici maschili, opportunamente coperte di schermi di mirto, per ricordare il mito in cui Venere, sorpresa nuda a fare il bagno da alcuni satiri, si ricoprì per salvarsi. In tale luogo, andavano incontro alla statua di Fortuna Virile offrendo al dio incenso perché concedesse loro di nascondere agli uomini i loro difetti fisici. Infine bevevano papavero macinato e sciolto nel latte, addolcito col miele, per garantirsi bellezza, personalità e nobiltà.
Un'altra festività dedicata agli scherzi nell'antica Roma si può rinvenire nei Saturnalia, che si tenevano a dicembre ed erano dedicati all'insediamento nel tempio del dio Saturno e all'età dell'oro. Durante tale festeggiamento vi era un sovvertimento dell'ordine sociale, per cui gli schiavi si consideravano uomini liberi ed erano serviti dai loro padroni, dopo aver eletto il proprio princeps.
Anche nella tradizione indiana vi è una festa dedicata al divertimento, l'Holi, un festival primaverile in cui vi è l'usanza di sporcarsi il più possibile con polveri colorate per rendere omaggio ad un rito di origine induista che simboleggia la voglia di chi vi prende parte di rinascere sotto diverse forme. Il festival è diffuso soprattutto in India, Nepal, oltre che in altre zone del mondo in cui siano presenti gruppi di persone di origine indiana. La festa ha inizio la notte prima con l'accensione di un falò che prende il nome di Holika Dahan, dove Holika è il nome di un demone delle scritture Hindu e Veda. Il giorno dopo, di mattina la festa esplode in giochi, danze e colori. La data del festival non è fissa, essendo celebrata dopo l'equinozio di primavera in un giorno di plenilunio.


Passando, invece, agli episodi che avrebbero dato origine al pesce d'aprile, come festeggiato oggi, sicuramente, l'ipotesi più accreditata è legata a quanto accaduto in Francia verso la metà del Cinquecento con l'editto di Roussilon del 1564 e con l'applicazione del calendario gregoriano (1582), che spostarono le celebrazioni di inizio d'anno, in cui solitamente ci si scambiava doni, dal periodo 25 marzo – primo aprile al primo gennaio. Introdotto il nuovo calendario, vi fu chi, per errore o volontariamente, continuò, comunque, a festeggiare il Capodanno a marzo. Queste persone venivano considerate stupide e divennero oggetto di vari scherzi, come annunci di feste che poi non venivano realizzate o pacchetti regalo vuoti accompagnati da un biglietto, "Poisson d'Avril".
Sempre legati alle origini del pesce d'aprile, sono altri curiosi aneddoti. Ad esempio, vi è il racconto del beato Betrando di San Genesio, patriarca di Aquileia, che avrebbe miracolosamente salvato un papa, non meglio identificato, che stava soffocando per una spina di pesce. Il pontefice, ben felice e grato per essere ancora vivo, avrebbe decretato che ad Aquileia il primo aprile non si sarebbe più mangiato pesce.
Oppure, vi è lo strano e antico scherzo tra Marco Antonio e Cleopatra. Marco Antonio, per non perdere una gara di pesca, avrebbe deciso di barare, ordinando in segreto a uno schiavo di attaccare all'amo della sua canna un grosso pesce. Cleopatra, che difficilmente si faceva prendere in giro, scoperto l'inganno, avrebbe fatto sostituire la preda viva con un finto pesce fatto di pelle di coccodrillo.
Concludendo la "ricognizione" storica, si può affermare che in Italia l'usanza del pesce di aprile è abbastanza recente, essendosi inizialmente diffusa negli anni tra il 1860 e il 1880, dapprima nel ceto medio-alto e poi tra il resto della popolazione. La prima città in cui prese piede l'usanza degli scherzi fu Genova.


Passando, infine, agli "spunti" letterari, su sito de "Il libraio" ho ritrovato un simpatico racconto breve di Andrea Vitali, autore di numerosi romanzi tradotti in svariati Paesi. Nel racconto (qui il testo completo), è primo aprile, il protagonista sta viaggiando in treno e, per evitare di essere disturbato da un uomo appena entrato nel suo vagone, finge di leggere un libro. L'uomo, tuttavia, comincia lo stesso ad attaccare bottone, chiedendogli cosa stia leggendo e se quel libro sia interessante. Il protagonista si convince di avere davanti un insistente squilibrato che arriva addirittura a dirgli che lo sta prendendo in giro e che non se lo sarebbe mai aspettato da lui, anche se in una giornata dedicata agli scherzi. Il passeggero sembra davvero fuori di sé al punto che ... "aprì gli occhi, allungò una mano verso di me, afferrò il libro, lo capovolse e me lo rimise in mano. «Ecco», disse, «è in questo verso che si leggono i libri.» Quello almeno, senza dubbio, affermò. Ne era certo perché l’aveva scritto lui".


martedì 21 marzo 2017

Il libro del mese – I "cari mostri" di Stefano Benni

Nel nostro immaginario (soprattutto quello letterario) i mostri sono raffigurati essenzialmente come esseri disgustosi e raccapriccianti che invadono i nostri peggiori incubi. Di certo, la letteratura fantasy è piena di tali esseri, con il protagonista di turno che ha quasi sempre il gravoso e ingrato compito di combatterli, magari avvalendosi di poteri speciali.
Stefano Benni, famoso scrittore bolognese, autore di numerosi romanzi di successo, nella sua raccolta di racconti "Cari mostri", invece, ci presenta una galleria di personaggi e situazioni in cui i mostri hanno un altro aspetto. Sono soggetti dall'aspetto umano, a volte rassicurante e che, tuttavia, nascondono in sé il germe del male.
Benni costruisce il suo immaginario con ironia, spesso affidandosi al surreale e al grottesco, non tralasciando momenti di tenerezza, alternati ad attimi di angoscia, con una certa amarezza di sottofondo, soprattutto quando si parla di personaggi all'apparenza positivi su cui il male trionfa.


"Cosa sei?" è, forse, il racconto che, più di tutti, enuclea queste caratteristiche. Un uomo apparentemente normale si ritrova in un misterioso negozio di animali e viene convinto dal suo stralunato proprietario a prendere in affidamento un essere assai curioso, un miscuglio di diverse razze, una specie di cane con faccia da pesce e coda da rettile, denominato Wenge. Da quel momento la vita dell'uomo viene stravolta: i suoi animali domestici (che in realtà lui sopporta poco) scompaiono misteriosamente; l'insopportabile e scorbutico vicino di casa (con cui aveva appena litigato) viene ritrovato morto; la sua ragazza (con cui si era appena lasciato) viene aggredita e ferita. Infine, l'uomo si convince che la colpa sia tutta del Wenge e che tutti quei misteriosi accadimenti siano da ricondurre allo strampalato animale, per cui lo decapita immediatamente con un colpo di mannaia.
La fine del racconto ci rivela l'inaspettato retroscena: il proprietario del negozio giunge a casa del protagonista e svela che il Wenge è un essere dotato dello straordinario potere di estrarre da ogni uomo il suo istinto selvaggio, la sua ferocia primordiale, il male che si nasconde dentro di noi. È, dunque, l'uomo, ricondotto ad un primordiale stato ferino, ad aver commesso quegli atti criminosi e crudeli, in preda ad una rabbia recondita e ad un impulso vendicativo.
Il male nascosto si rivela anche in due racconti con protagonisti adolescenti, ragazzi che con i loro problemi giovanili prendono contatto con la cattiveria e l'aridità di sentimenti, facendo uscire il mostro che alberga in loro. In "Sonia e Sara", due amiche si ritrovano a lottare con alcune loro coetanee per conquistare il prezioso biglietto che consentirà di andare al concerto dei loro beniamini. Si tratta di due ragazze apparentemente simili ad altre, ma la cui vita si rivela essere vuota, priva di obiettivi e stimoli, considerati i tanti problemi di cui sono afflitte (bulimia, crisi familiari). Tutto ciò le trasforma in vittime di una delirante ossessione per una boy band, fino ad arrivare a giocarsi la vita per quel concerto.
In "Compagni di banco", un ragazzo e una ragazza sembrano compagni affiatati e studiosi agli occhi dell'ingenua professoressa. Ma in realtà lei ricatta lui (follemente innamorato) costringendolo a passarle temi, versioni e compiti di matematica, incluso il tema che le consentirà di partecipare ad un programma televisivo, Fino a quando il ragazzo, finalmente consapevole della bassezza morale della compagna, non si vendicherà in maniera assai perfida.
Due illuminanti racconti ci svelano le profonde insidie della realtà virtuale. "Numeri" ci induce a riflettere sulla nostra dipendenza da tutto ciò che è elettronico, informatico, virtuale. Numeri, password, pin, account, iban, schede, codici: una volta scollegato da tutto ciò, il protagonista si ritrova a non avere più una propria esistenza e viene rinchiuso in una stanza buia in attesa di essere scollegato definitivamente. Mentre, in "Candy", la realtà virtuale arriva addirittura a ribellarsi fino all'omicidio, con il presuntuoso protagonista Marcello, arricchitosi grazie a continui imbrogli e abituato ad avere sempre tutto a disposizione, che si ritrova in balia di una escort robot che lo uccide senza pietà per vendicare una collega fatta a pezzi dallo stesso Marcello.
Da queste situazioni dense di angoscia si passa a grottesche parodie di personaggi famosi della letteratura fantastica (un Dracula oggetto di accertamento fiscale da parte di Equitalia con un esattore "vampiro" più assetato di lui e Hansel e Gretel che sconfiggono una rete di pedofili), per poi arrivare a una galleria di soggetti ricchi e perfidi, che si manifestano nella loro malvagità fin dal primo istante, descritti con dissacrante ironia nel loro viaggio verso la distruzione.


Si inizia con il magnate russo de "Il gigante", borioso ed arrogante, che, acquistata una proprietà in Toscana, si illude di poter tagliar via un secolare albero che tanta sventura e morte ha portato ai precedenti proprietari. Lo spietato "mercante", nell'omonimo racconto, vende armi senza alcuno scrupolo e senza preoccuparsi di portare morte ovunque, fino a quando il suo mercato non crolla miseramente, considerato che, ormai, sulla terra sono rimasti ben pochi umani che possano acquistare quelle armi. Infine, ecco il direttore del Museo che minaccia di chiudere la sezione dedicata all'Antico Egitto o di snaturarla con diavolerie moderne come videogiochi o animazioni. Ma finisce per ritrovarsi in balia della mite egittologa, la professoressa Antonietta che, posseduta dallo spirito di un'antica e vendicativa mummia, non esita a mummificarlo.
Molto particolari i due racconti dedicati alle misteriose morti di due uomini di grande fama. In "Voodoo Child" si ripercorre la storia del successo di Michael Jackson, dietro cui ci sarebbe stato uno stregone che avrebbe acquistato l'anima del giovane cantante in cambio del successo, per poi sopraggiungere alla fine e riscuotere quanto dovuto.
"L'uomo dei quadri" riprende gli ultimi momenti di vita di Edgar Allan Poe che, grande genio dell'immaginario fantastico, ma distrutto dal vizio del bere, si ritrova in compagnia di un uomo che dipinge ritratti di persone che, poche ore dopo, muoiono, una specie di traghettatore di anime attraverso i propri dipinti. Nel caso di Eddie, il ritrattista intende comportarsi diversamente: non fargli il ritratto, ma mostrargli un quadro che gli indichi ciò che gli altri hanno provato davanti alla morte evocata dai suoi racconti.
Edgar Allan Poe pronuncia una frase che, in un certo senso, simboleggia quanto Benni ci vuol comunicare con questo suo libro: "La paura è una grande passione, se è vera deve essere smisurata e crescente. Di paura si deve morire. Il resto sono piccoli turbamenti, spaventi da salotto, schizzi di sangue da pulire con un fazzolettino. L'abisso non ha comodi gradini".


Benni ci parla di abisso, anche se ci comunica, poi, che da quell'abisso si può uscire, come ci dimostrano i racconti pieni di tenerezza di "Reset", - in cui due stregoni, uno praticante magia bianca e l'altro nera si scontrano, per l'amore di una donna, e dimostrano che un po' di magia bianca e di bontà è presente anche nel cattivo – e di "Hotel del lago", ovvero la storia di una donna molto schiva che riesce a ritrovare i propri cari defunti e a unirsi a loro in un ballo di fantasmi.
Non mancano le sferzate ambientaliste (in "Lotto 165" la terra ormai in rovina è acquistata all'asta da alieni che intendono trasformarla in un deposito di rifiuti) e la satira religiosa con una Madonna sorridente che fa vacillare le certezze del parroco opportunista, timoroso di perdere il proprio ruolo (se la Madonna non piange, nessuno si confesserà più), e il Demonio che intrappola e da alle fiamme quasi tutti gli esorcisti del Mondo, tranne uno (che si reca a dare la triste notizia al Pontefice).
Dunque, Benni ci regala una galleria di racconti che suscita emozioni variegate e i cui personaggi, molto più numerosi di quelli elencati, difficilmente si fanno dimenticare.



Ambizioni letterarie di un blog

Diversi mesi sono trascorsi prima di ricominciare finalmente a scrivere su questo blog, la mia prima creatura tanto amata, ma così abbandonata per troppo tempo.
Certamente, il progetto di rinnovamento che ho in mente ha richiesto numerosi ripensamenti ed è parecchio ambizioso. Tuttavia, mi ha fatto un po' male non riuscire a parlare in questo periodo di ciò che amo in maniera sconfinata, i libri.
In questi mesi ho, comunque, continuato a scrivere di altri argomenti su altre piattaforme social, considerato che scrivere, oltre che leggere, è un qualcosa di cui difficilmente posso fare a meno.
Quando nella mia mente, infatti, cominciano a prender forma in maniera variegata idee e pensieri e il sacro demone dell'ispirazione inizia a impossessarsi della mia persona, avverto una strana pulsazione come se le idee stessero bussando, desiderose quasi di sfondare le mie tempie per essere libere finalmente di esprimersi. A quel punto, l'urgenza di trasfonderle in uno scritto diventa irrefrenabile. E, dunque, non è più possibile rinviare la messa a punto per iscritto del progetto creativo alla base del rinnovamento di questo blog.
Ho definito poco fa questo progetto come "creativo". Mi si potrebbe obiettare che parlare di libri, storia, arte, filosofia, ovvero del mondo della cultura nel suo complesso, non costituisce una grande novità nel mondo del blogging: di blog letterari ce ne sono a bizzeffe.
Cercherò, tuttavia, di adottare uno stile personale e di parlare di libri e scrittori che amo in modo leggero, anche se il più possibile accurato, sperando di non annoiare e di non essere pedante.
Ecco le sezioni in cui si articolerà il mio progetto (e in cui verranno assorbiti e rivisti i vecchi post):
  1. Il libro del mese: recensioni mensili dei miei romanzi preferiti (sia classici che contemporanei); aspetti salienti della trama, caratteri dei personaggi, messaggio dell'autore, stile di scrittura e, soprattutto, emozioni suscitate in me dalla lettura;
  2. Novità letterarie: una vetrina in cui dare spazio a libri di recente pubblicazione, soprattutto di giovani autori;
  3. Ritratti di autori: sezione dedicata a scrittori e poeti del passato (anche recente), in particolare autori poco conosciuti o dimenticati;
  4. Temi letterari: in questo spazio cercherò di discutere di tematiche e personaggi di opere letterarie, anche attraverso il confronto tra vari autori;
  5. Dall'arte alla letteratura: i miei pittori preferiti e il loro legame con il mondo letterario;
  6. Il fantastico mondo della cultura: rubrica dedicata a temi che riguardano in maniera "trasversale" il "pianeta cultura" (fumetti, librerie, premi letterari, musica, cinema, etc);
  7. L'angolo storico: fatti, aneddoti, ricorrenze e protagonisti della Storia, con brevi cenni al presente;
  8. Curiosità mitologiche: ovvero curiosità intorno a personaggi, miti e leggende della cultura di vari Paesi;
  9. Curiosità filosofiche: trattare la filosofia nella sua interezza e complessità in questo blog è impresa ardua. Mi limiterò a spunti di riflessione sui principali temi filosofici, oltre a curiosità sui protagonisti e sulle loro idee;
  10. Itinerari: viaggi in località artistiche, visite a mostre e musei.
Auguro buona lettura a chi vorrà continuare a seguirmi.


domenica 4 settembre 2016

Si ricomincia con qualche novità!

Terminate ormai definitivamente le ferie, riavviata l'attività lavorativa, credo sia ormai giunto il momento di riprendere in mano le redini di questo blog. Non senza alcuni cambiamenti, frutto di recenti riflessioni.
Leggendo anche alcuni consigli di un importante blogger, Daniele Imperi, ma, soprattutto, portando avanti una decisione meditata da tempo, ho pensato di delimitare i temi trattati in questo blog, rinviando riflessioni su temi di attualità e vita quotidiana al mio blog di nuova istituzione: http://blog.libero.it/wp/diarionotturno/ (gli argomenti che saranno trattati sono elencati nell'introduzione al blog stesso).
Il blog "Un faro nella nebbia" continuerà a trattare questi temi (molto somiglianti a delle rubriche):
  • analisi e riflessioni su libri e scrittori che mi hanno colpito particolarmente;
  • pillole di filosofia;
  • cronache dei miei viaggi in località di interesse artistico;
  • aneddoti e avvenimenti storici.
La suddivisione in due blog risponde un po' ad una mia esigenza di ordine mentale (quasi una fissazione) che spero possiate condividere.
Buona navigazione!


venerdì 12 agosto 2016

Pausa estiva ... di riflessione!!!!

Le vacanze estive arrivano quasi sempre puntuali a rigenerare fisico e mente dopo un anno stressante e faticoso. Allora, prima di partire, non potevo non augurarvi ferie davvero rigeneranti e rinfrancanti (se ancora non ci siete andati) e un rientro per quanto possibile sereno e pieno di buoni auspici. Il mio blog ripartirà agli inizi di settembre, preceduto, si spera, da qualche momento di riflessione su quale direzione intraprendere, quali argomenti approfondire e, soprattutto, se individuare anche un'altra sede in cui collocare i miei pensieri quotidiani. Ma non adesso, ho un aereo da prendere! Buone vacanze!!!





martedì 9 agosto 2016

Il disastro di Marcinelle

Sono trascorsi sessant'anni dal disastro di Marcinelle, da quel mattino dell'8 agosto 1956 in cui nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, si sviluppò un incendio a causa della combustione d'olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica. L'incendio riempì di fumo tutto l'impianto sotterraneo, provocando la morte di 262 persone, che perirono anche per le ustioni e i gas tossici. Tra le vittime vi erano 136 emigranti italiani.
Secondo le ricostruzioni dell'epoca, il disastro ebbe origine da un’incomprensione tra i minatori, che dal fondo del pozzo caricavano sul montacarichi i vagoncini con il carbone, e i manovratori in superficie. Il montacarichi venne, quindi, avviato al momento sbagliato e urtò contro una trave d’acciaio, tranciando un cavo dell’alta tensione, una conduttura dell’olio e un tubo dell’aria compressa. Le scintille provocate dal corto circuito fecero incendiare l'olio in polvere e le strutture in legno del pozzo.
Si tratta del terzo incidente per numero di vittime tra gli italiani all'estero dopo i disastri di Monongah e di Dawson. Ma fu soprattutto la tragedia degli italiani immigrati in Belgio nel dopoguerra.


Per capire gli antefatti di tale disastro, occorre ricordare che l'industria belga, pur non avendo subito molti effetti distruttivi dalla seconda guerra mondiale, si ritrovò in una situazione di scarsità di manodopera, anche a causa delle ridotte dimensioni del Paese. Vi fu, quindi, un aumento di richiesta di manodopera da parte del Belgio, soprattutto per il lavoro in miniera. Per tale motivo, il 23 giugno 1946 fu firmato il Protocollo italo-belga che prevedeva l'invio di 50.000 lavoratori dall'Italia in cambio di carbone.
L'Italia a quell’epoca soffriva ancora degli strascichi della seconda guerra mondiale, con 2 milioni di disoccupati ed una diffusa situazione di miseria, mentre in Belgio la mancanza di manodopera nelle miniere di carbone frenava la produzione. L'accordo italo-belga fu, pertanto, inevitabile.
Il giorno del sessantesimo anniversario di tale disastro, il Presidente del Senato Piero Grasso ha affermato che "ripensare come eravamo e vivevamo, rafforza la nostra determinazione ad accogliere con spirito di solidarietà chi oggi è costretto a migrare e ha diritto alla protezione internazionale". Infatti, occorre ricordare che gli immigrati italiani trovarono innumerevoli difficoltà di integrazione con la comunità belga. Addirittura, vi erano cartelli che vietavano sia ai cani che agli italiani di entrare nei locali. Ciò, almeno finché non avvenne la tragedia: a quanto pare era necessario un avvenimento così disastroso affinché la comunità italiana potesse avere riconoscimento e rispetto in Belgio.
Questo disastro e i suoi antefatti dovrebbero, quindi, farci riflettere molto, oltre che sulla necessità di aumentare sempre di più le misure per garantire la sicurezza sul lavoro, anche sul nostro atteggiamento verso gli stranieri che fuggono dai paesi in guerra o semplicemente emigrano cercando lavoro in Italia e nel resto d'Europa. Soprattutto, dovremmo pensarci bene prima di insultarli e considerarli come ladri giunti nel nostro Paese solo per rubarci il lavoro. Anche se sappiamo bene che il passato spesso non insegna nulla.